domenica 12 dicembre 2010

La messa è finita

Secondo il moderno senso comune, i giovani d’oggi sono una massa di soggetti indistinti, tristemente classificati in diverse categorie. Una vera e propria fiera degli stereotipi. Il problema si presenta quando, vittime di una tendenza passiva indotta dalla stessa società, la gente non mette in discussione quanto diffuso dalla diceria comune, considerandolo verità assoluta a cui nessuno si pone il problema di opporsi, soprattutto le vittime stesse. Spesso si esita nell'esprimere il proprio disappunto, nascondendosi dietro un silenzio ignorante e meschino.

Ma come può chi giudica in modo così superficiale, accusare altri di superficialità?Com’è possibile che tutti i giovani siano così omologati?

La risposta più semplice è la paura dell’esclusione, del rimanere soli ed indifesi davanti a quell’enorme mostro cattivo chiamato “Vita”. La soluzione, invece, è essere capaci di dire no al menefreghismo e ai tabù del credo sociale.

La scoperta di se stessi diventa il protagonista nella vita di ogni giovane, il viaggio che permette di arrivare all’età adulta armati di progetti e passioni da coltivare.
La crescita consiste anche nella ricerca del sogno adatto, di quello che può diventare un progetto concreto, un ideale da seguire: che non rimanga sogno per sempre.

Non c’è un tempo giusto, l’unica strada è la sperimentazione.
Bisogna provare, cimentarsi in molteplici discipline, trovare ispirazione, interpretare un modello, cambiare pelle: essere attivi.
Ogni cosa accaduta nel passato, ogni uomo nato, tutto succede per un cambiamento voluto, perché sì è detto un no, perché ci si è opposti a qualcosa di sbagliato,
perché si è eliminato uno stereotipo.
Esiste un luogo nella prima periferia di Castelnovo Monti, dove regna la multiformità. Un luogo polifunzionale vittima, però, del famosissimo killer Giudizio Dato Dal Senso Comune che ospita mostre fotografiche, dibattiti, sala prove, sala cinema, aula computer e ampi spazi ludici. Un’alternativa.

Sperimentarsi è cosa buona e giusta,
La messa è finita,
andate al Centro Giovani in pace.

“"Se nel sonno la coscienza si addormenta, nel sogno l'esistenza si sveglia."
(M. Foucault)

Giulia Bedini

Editoriale n°14

A te, che pensi che i redattori di Howl siano dei finti intellettualoidi un po' snob.
A te, che vorresti scrivere su Howl ma non ne hai il tempo e ti nascondi dietro la frase “No, tanto non so scrivere”.
A te, che sai perfettamente che non è vero.
A te, che sei l' insegnante scettico, lo studente entusiasta. (O l' esatto contrario, ovviamente).
A te, che chiedi sempre “Ma quando esce Howl?” e la redazione risponde: “Ma non è che hai voglia di scrivere qualcosa?”.
A te, che usi Howl per fare cappelli da imbianchino.
A te, che sei convinto che questo non sia un editoriale.
(Hai perfettamente ragione).
A te, che chiami Howl “Rivista”.
A te, che invidi le ciminiere perché hanno sempre da fumare.
A te, che usi Howl per fare aereoplanini di carta.
A te, che hai scritto al Dottor G.
A te, che pensi che Howl sia un' assoluta perdita di tempo.
A te, che sei stanco della solita routine casa-scuola-campanella-lezioni-macchinette-corriere.
A te, che non ti sei mai perso un numero di Howl.
A te, che non hai mai preso in mano un numero di Howl.
A te, che dimentichi facilmente.
A te, che hai paura di dimenticare.
A te, che non sapevi che Howl è una poesia che venne censurata e giudicata “oscena”.
A te, che lo sapevi.
A te, che pensi di aver capito tutto.
A te, che ti accorgi di non aver capito niente.
A te, che in qualche modo hai contribuito.
A te, che ti fai troppi problemi.
A te, che te ne fai troppo pochi.
A te, che Howl non lo stai neanche leggendo.

A Allen Ginsberg, poeta, scrittore, fotografo, artista, uomo.


Benedetta Valdesalici

Editoriale n°14

A te, che pensi che i redattori di Howl siano dei finti intellettualoidi un po' snob.
A te, che vorresti scrivere su Howl ma non ne hai il tempo e ti nascondi dietro la frase “No, tanto non so scrivere”.
A te, che sai perfettamente che non è vero.
A te, che sei l' insegnante scettico, lo studente entusiasta. (O l' esatto contrario, ovviamente).
A te, che chiedi sempre “Ma quando esce Howl?” e la redazione risponde: “Ma non è che hai voglia di scrivere qualcosa?”.
A te, che usi Howl per fare cappelli da imbianchino.
A te, che sei convinto che questo non sia un editoriale.
(Hai perfettamente ragione).
A te, che chiami Howl “Rivista”.
A te, che invidi le ciminiere perché hanno sempre da fumare.
A te, che usi Howl per fare aereoplanini di carta.
A te, che hai scritto al Dottor G.
A te, che pensi che Howl sia un' assoluta perdita di tempo.
A te, che sei stanco della solita routine casa-scuola-campanella-lezioni-macchinette-corriere.
A te, che non ti sei mai perso un numero di Howl.
A te, che non hai mai preso in mano un numero di Howl.
A te, che dimentichi facilmente.
A te, che hai paura di dimenticare.
A te, che non sapevi che Howl è una poesia che venne censurata e giudicata “oscena”.
A te, che lo sapevi.
A te, che pensi di aver capito tutto.
A te, che ti accorgi di non aver capito niente.
A te, che in qualche modo hai contribuito.
A te, che ti fai troppi problemi.
A te, che te ne fai troppo pochi.
A te, che Howl non lo stai neanche leggendo.

A Allen Ginsberg, poeta, scrittore, fotografo, artista, uomo.


Benedetta Valdesalici

venerdì 12 febbraio 2010

Senza Titolo

oltre il grido
della carne
nessuna chiave
ci rinchiuderà ;

fuga
nella prima
oscurità .

Anna Palazzi

Howl n°11

cose assurde

In un paese del nostro Appennino, due fratelli hanno comprato un maialino piccolo, lo hanno messo in una piccolo pertugio, dove c’era un buco, da piccolo il maiale riusciva ad uscire, ma arrivato a 2 quintali, quando è arrivato il momento di macellarlo, non usciva più dal buco, quindi hanno dovuto lavorare per distruggere le pareti.

Un tale racconta di un suo viaggio verso la Svizzera, che il treno è partito che c’era la neve, la galleria era così lunga, che quando è arrivato c’erano già le ciliegie mature.

Si racconta che una talpa scavando sotto terreno ,aveva fatto cadere i pali della luce e del telefono, i paesani del posto, dopo tanti appostamenti, l’hanno catturata e per punirla, l’hanno sepolta viva.

Un tale che si trovava in un parco francese, è stato sorpreso vicino a un laghetto di anatre, gli si avvicina una guardia parco e gli dice”lei sta rubando le anatre” e lui gli rispose: “No gli sto insegnando a nuotare”.

Si racconta che in un paese di montagna ci furono alcune giornate freddissime, un uomo tornando da una osteria, dopo avere bevuto qualche bicchiere in più lungo la strada del ritorno, gli scappava così forte la pipì, che si è dovuto fermare a farla, la pipì gelava subito prima di andare a terra, che si era formato un arco di ghiaccio.

Sempre in quel paese e sempre per il freddo erano gelate tutte le galline, che gli abitanti, hanno dovuto portarle vicino alla stufa, poi era nevicato così tanto che le galline “portavano gli stivali e beccavano le stelle”.


Sebastiano Beretti

L'appennino è vicino

La nostra scuola ci offre, anno dopo anno, una grande quantità di iniziative, progetti, possibilità di crescita e di nuove conoscenze.
Sta poi a noi, studenti, farci conoscere, spendere tempo ed energie, in ottica futura, per cercare di accendere una lampadina sulla nostra strada.
Allora ecco che molte azioni che compiamo le cominciamo per curiosità, quasi per caso e questo si rivela poi alla fine qualcosa di veramente interessante.
Ed è così che un anno fa, noi gruppo delle ormai ex-quarte, tra liceo , ITI, geometri, abbiamo deciso di aprire una finestrella sul mondo e sul nostro futuro. Grazie al gruppo EFPE e alla comunità montana, ci siamo resi conto dell’importanza di tutto ciò che è marketing e comunicazione, promotori di oggetti e persone, studiando anche ogni minima pubblicità.
Siamo partiti da strategie di grandi colossi mondiali, fino ad arrivare allo studio dei nostri monti, della nostra storia e della nostra mentalità.
Molte volte fuggiamo da tutto ciò che siamo, cerchiamo fuori dalla propria normalità qualcosa che ci colpisca.
Più che giusto.
Peccato che, molte volte, ci accorgiamo che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è proprio accanto a noi; non ne siete convinti?

L’Appennino è vicino… su youtube!


I ragazzi del progetto

Howl n°11

Donna

La parola donna deriva dal nostro amato latino “domna”, forma sincopata di “domina” ossia “padrona”. L’utilizzo di questo termine prese vita nel Duecento in Toscana, per poi diffondersi in tutta Italia. Prima veniva infatti utilizzato il termine “femmina”. Questa figura è sempre stata piuttosto discriminata in molte culture e in contesti storici precedenti all’oggi, nei quali veniva riconosciuto alla donna soltanto la capacità di procreare e di prendersi cura della prole, della famiglia e della casa. Ancora oggi esistono culture dove la donna presenta una condizione simile di considerazione e, per questo, subisce maltrattamenti ed onte. Prendiamo come esempio uno dei più discussi e rilevanti: la condizione della donna nell’Islam. La complessa relazione tra la donna e l’islam viene trattata sia dai testi islamici, sia dalla storia e dalla cultura del mondo islamico. Il testo religioso principale, il Corano, ci rivela l’uguaglianza tra uomo e donna di fronte al proprio Dio ma a legge islamica, la Sharia, comprende, invece, distinzioni tra i ruoli di genere, i diritti e i doveri dei due sessi. Abbiamo perciò, tra gli interpreti delle norme giuridiche, differenti correnti di pensiero che si distinguono tra i più conservatori, i quali sostengono che le diversità tra uomo e donna siano dovute a differenti status e responsabilità e tra il liberalismo musulmano, il femminismo islamico ed altri gruppi che hanno esposto argomentazioni ed interpretazioni più aperte ed innovative rispetto al pensiero tradizionale. Va detto che nei paesi a maggioranza musulmana vengono concessi alla donna vari diritti per quanto riguarda il matrimonio, il divorzio, i diritti civili, lo status legale, l’abbigliamento e l’istruzione basandosi sulle diverse interpretazioni della dottrina islamica e sui principi di laicità. Tale situazione è notevole in quanto come Capi di stato di questi territori ci sono delle donne. Sicuramente questo è un importante traguardo raggiunto dalle donne islamiche, ottenuto grazie al lavoro e al sacrificio di associazioni e movimenti a difesa di esse. Tuttavia non occorre parlare in termini troppo generali sulla conquista di questi diritti, in quanto è necessaria un’analisi più attenta dei singoli Paesi islamici, ancora una volta distinti tra i più tradizionalisti, dove la donna viene considerata inferiore, e quelli con una visione più equa.
Non soltanto la donna islamica, però, nel corso della storia è riuscita a raggiungere determinati diritti, ma bensì l’intero mondo femminile. Attraverso numerose battaglie storico-sociali oggi possiamo vedere a capo di uno Stato, di un Ministero o anche soltanto di un’importante azienda una donna. Percorriamo, allora, alcune tappe fondamentali di questa affermazione attraverso fatti storici.
-Il suffragio femminile
1945: le diciottenni italiane possono votare, per il Senato occorrono 25 anni.
In molti paesi, fra cui alcuni di quelli che oggi vengono considerati “inferiori”, alle donne spettava già tale diritto: Albania, Armenia, Australia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Bolivia, Brasile, Burma, Canada, Filippine, Finlandia, Irlanda, Islanda.

Giulia Bedini Howl n°11

mercoledì 4 novembre 2009

PARABOLA DEI BROCCOLI E DEL BUDINO

Possiamo paragonare la Terra ad una mensa dove gli uomini vanno a mangiare tutti i giorni della loro vita.
Ecco, a questa mensa servono solo broccoli; broccoli a colazione, broccoli a pranzo, broccoli a cena.
Tutti sono convinti che essi siano l'unico alimento esistente al mondo, non essendosi mai nutriti d'altro.
Finché, un giorno diverso per ciascuno, a tutti presentano davanti un budino al cioccolato etichettato con il nome del suo proprietario, il solo che può nutrirsene.
Quest'uomo annusa il budino e pensa che sia cosa buona, ma non gli è dato di sapere se da quel momento potrà averne uno ogni giorno oppure se sarà la prima e ultima volta che potrà mangiarne; semplicemente la signora della mensa gli dice "Tesoro, sbrigati a pappartelo altrimenti lo butto".
Ora, l'uomo decide di gettare il suo budino insieme alle bucce di banana, mentre un suo compagno, quando viene il suo momento, decide di nutrirsi del proprio.
Il primo mangerà di broccoli per sempre chiedendosi fino alla morte " chissà di cosa sapeva.." mentre il secondo assaporerà ogni goccia di quel cibo e penserà che esiste davvero quel tipo alto con la barba, sì, Babbo Natale.
Ma quando tornerà a cibarsi di broccoli egli desidererà di non avere mai mangiato il budino perché i broccoli gli sembreranno...broccoli e ogni giorno supplicherà la signora della mensa di averne "solo un' altra goccia!!" ed ella gli risponderà "La verdura è tutta salute, bellezza".
A quell'uomo resterà solo il ricordo del sapore sublime del budino, ricordo che lo tormenterà per tutta la vita bucandogli mente e stomaco.
Ora,quale dei due uomini è più felice?
Pensate dunque e state pronti, perché non sapete né il giorno né l'ora in cui il vostro budino vi sarà servito.

Anna Palazzi

KOLN CONCERT


"Secondo me la miglior musica è sempre quella che suona come
se non ci fosse stato nulla di scritto prima di essa.
Se possibile, bisogna sempre tornare a ripartire dal silenzio”
Keith Jarrett

Come parlare di uno dei più grandi musicisti del secolo?
Come parlare del pianista cresciuto alla corte di Miles Davis: Keith Jarrett?
Come parlare del "Koln Concert", del "concerto di Colonia"?
Come parlare del più grande disco di piano jazz della storia dell'umanità?
Quello che ha venduto tre milioni e mezzo di copie?

Si potrebbe iniziare facendo un' analisi stilistico-musicale della cosa ma, obbiettivamente, che senso avrebbe?

La sera del 24 gennaio 1975, data della registrazione del disco, all'Opera Haus di Colonia, chi avrebbe mai immaginato che, seduto davanti a un pianoforte scordato, Jarrett avrebbe suonato ciò che viene ricordato come la più grande improvvisazione di sempre?

Sì, improvvisazione.
Perchè è tutto improvvisato.
Jarrett è sempre stato famoso per questo ma, a mio parere, con questo concerto a toccato veramente l' apice.
E' talmente perfetto il "Koln Concert"!
Talmente pieno di vita, di gioia, di infinita tristezza.
E' malinconico, vivo, complesso e allo stesso tempo di una semplicità sconcertante.
Sembra quasi che le note ti scorrano addosso, infradiciandoti.
Ti scorrono addosso i bassi ostinati, gli accordi ripetuti, le scale, le note pulite, dolcissime.
Sessanta minuti e sei secondi.

Vi invito ad ascoltare questo disco se non l'avete ancora fatto.
Sessanta minuti, sei secondi, non di più.
Vi invito a cercarci la vita, a sentire ogni singola nota come parte di qualcosa di infinito, di più grande di voi.
Vi invito a gustarvelo, ad assaggiarne ogni singolo pezzo, quasi fosse una prelibata pietanza.
Vi invito a viverlo come esperienza totalizzante.
Entrate nel concerto di Colonia, camminatevi, commuovetevi, gridate.

Qualcuno chiese a Jarrett di trascrivere il “Koln Concert” la sua risposta fu che il concerto doveva andarsene così come era venuto.

Io spero che il “Concerto di Colonia” non se ne vada.

Mai.


Benedetta Valdesalici

FACCIA A FACCIA CON LO SQUALO

Poco tempo fa, mentre ero nel negozio di mia madre a fare finta di lavorare, mi è capitato di ascoltare una conversazione che tra lei e una sua amica, Antonella. Parlando del più e del meno si era lasciata sfuggire una frase interessante: “Sì, beh, io ero terrorizzata…come quando mi sono trovata faccia a faccia con uno squalo vero!”
Voi non vi sareste incuriositi? Naturalmente, chiunque al mondo sogna di vedere uno squalo dal vivo! Almeno io sì, così ho cominciato a farle qualche domanda… ed è saltato fuori che ha fatto un sacco di esperienze entusiasmanti per amore dello sport e soprattutto dell’intensa attività fisica.
Ecco un piccolo resoconto delle sue avventure marine:

Per quanto tempo hai fatto sub?
Per circa 10 anni. È bellissimo.
Ci credo! che emozioni ti dava?
Soprattutto estrema libertà. Noi viviamo in una società molto caotica. Sott’acqua ovviamente è il contrario: ti trovi di colpo in un mondo totalmente diverso! Buio, ovattato e silenzioso. A così tanti metri sott’acqua vivi le esperienze in modo completamente diverso, Più intenso, quasi. Come se i secondi fossero più nitidi. E poi direi che è meraviglioso essere letteralmente immersi nella natura.
Posso solo immaginare l’intensità dell’esperienza di incontrare uno squalo, allora! Dove l’hai visto?
(Ride) ero nelle Isole Mauritious, con la mia compagna di sub. Quello era uno squalo limone, in inglese ‘shark lemon’. Poi sono stata anche negli Stati Uniti e in Polinesia.
E' l’unico esemplare che hai visto durante le tue varie immersioni?
No, no, ne ho visti cinque o sei, ma in occasioni diverse. In più ho visto tante altre specie di pesci. I più belli sono i pesci pagliaccio e le mante.
Hai detto che eri con un’altra ragazza…
Sì, quando fai questo tipo di sport è importante essere almeno in due. Sai, così ci si può aiutare a vicenda se ci sono momenti di difficoltà. È meglio avere qualcuno a cui affidarsi…
Perché, a parte i grossi pesci con i dentoni affilati, ci possono essere anche altri pericoli, vero?
Sì. Per esempio…è molto brutto andare in narcosi d’azoto. È detta anche ebbrezza da alti fondali. Praticamente, succede quando vai molto velocemente troppo in profondità, sotto i 30 metri, per intenderci. Nella bombola è contenuto anche dell’azoto che è un gas che compone l’aria che respiriamo. Dopo è tutto un combinarsi di pressione: essendocene troppa all’esterno, il gas all’interno si comprime diventando dannoso per il nostro organismo.
Che effetti ha?
Ti sembra di essere drogato. Una volta a questa mia amica è successo di finire in narcosi e quando siamo risalite in superficie mi ha raccontato eccitatissima che aveva visto degli orsetti blu!! Quando è capitato a me, continuavo ad avere l’impressione che dal muro d’acqua scura intorno a me stesse arrivando qualcuno che suonava delle campanelle. Roba da matti! Se non si è esperti bisogna sempre seguire il Live-master, che è l’esperto che può riportarti fuori.
A parte tutto, tra Mauritius e Polinesia avrai visto scenari stupendi…
Sì, puoi dirlo! La barriera corallina, poi, è mozzafiato. Soprattutto per le forme dei coralli e i loro colori. Nel passaggio dove i coralli finiscono e comincia il vero e proprio mare aperto, la corrente è fortissima a causa della marea che va e viene. Senti proprio tutta la potenza del mare. Una volta sono stata sbattuta da un’ondata dritta dritta sui coralli. Sono taglienti. Aveva la gamba piena di graffietti.
Ma ne vale la pena?
Sì, ne sono convinta. sono queste le esperienze che ti fanno capire quanto è bello vivere.
Per chi è curioso in materia. Dove ci si potrebbe informare di più?
Hmm…beh, dovrebbero esserci tanti siti. Io ho dovuto fare prima alcuni corsi di apnea eccetera, per ottenere un brevetto come ad esempio l’SSI [n.d.r Scuba Schools International] che ti viene riconosciuto in tutto il mondo.

Chiara Nizzi